Ci sono giornate, a Genova, in cui la primavera arriva senza chiedere permesso: la luce si fa più pulita, il vento smussa i suoi spigoli, e un profumo di salmastro e di rose si mescola come se qualcuno stesse apparecchiando la stagione. In quelle giornate, una delle cose più belle da fare è prendere la ferrovia fino all'ultima fermata urbana — Genova Nervi — e camminare lenti, quasi senza pensare, lungo la Passeggiata Anita Garibaldi.

Nervi, Genova - il porticciolo, la passeggiata sul mare e le case colorate del borgo

È il nostro piccolo balcone sul Tirreno: due chilometri scarsi di selciato e ringhiera, sospesi fra lo scoglio e il mare aperto, che partono dal porticciolo di Nervi e arrivano fino al borgo di Capolungo. Un tratto di città in cui Genova abbassa il rumore, allenta la giacca e smette, per un po', di correre.

Nervi è la parentesi che Genova si concede: un attimo di respiro tra la montagna e il mare, dove anche la luce sembra camminare un po' più piano.

Una passeggiata che viene da lontano

Non nasce per i turisti. La Passeggiata nasce dai piedi. Fino a metà Ottocento, al posto del selciato c'era un sentiero stretto che dal 1823 serviva ai pescatori e ai contadini per raggiungere le cale e i terreni agricoli affacciati sul mare. Gente che la Liguria se la conquistava un passo alla volta.

Nel 1862 fu il marchese Gaetano Gropallo a volere una vera passeggiata a mare: il primo tratto collegò il porticciolo di Nervi all'antica torre Gropallo. Dieci anni dopo, nel 1872, arrivò il secondo tratto fino a Capolungo. Da allora la strada ha continuato a raccogliere facce, storie, promesse fatte al tramonto.

Il nome che porta oggi, Anita Garibaldi, glielo diede il Comune di Genova il 19 giugno 1945, nei mesi in cui l'Italia cercava nuovi simboli dopo la guerra. Anita, la compagna di Giuseppe, nel marzo del 1848 era stata ospite della città per qualche giorno: un legame sottile, quasi un filo, ma abbastanza forte da battezzare per sempre questa striscia di costa.

Il roseto e i Parchi: novantadue mila metri quadrati di Liguria

Se la Passeggiata è il balcone, i Parchi di Nervi sono il salotto dietro la porta finestra. Novantadue mila metri quadrati di verde pubblico fra la via Aurelia e il mare, nati dall'unione di tre ville ottocentesche — Gropallo, Serra, Grimaldi Fassio — e oggi un unico grande giardino che attraversi camminando da un lato all'altro del quartiere.

In primavera i Parchi hanno un privilegio tutto loro. Le alture fanno da paravento al vento freddo, e il microclima mediterraneo regala fioriture precoci che altrove bisogna aspettare settimane. È il momento del Roseto di Villa Grimaldi: oltre duecento varietà di rose che si aprono in successione, macchie di colore che diventano rosso antico, albicocca, giallo burro, rosa pallido. Una rara occasione di perdersi in un giardino con vista su Portofino, senza dover prendere la macchina.

Chi vive qui lo sa: in aprile Nervi regala quella cosa rara che è una mattinata perfetta. E la tiene pronta ogni anno, come un appuntamento.

Un porticciolo, due storie, mille fotografie

Alla partenza della Passeggiata c'è il porticciolo, minuscolo, incastrato fra gli scogli e le case color ocra e rosa antico. Ci stanno giusto le barche dei pescatori, quelle piccole che tornano a primissima ora con le reti ancora bagnate. Da lì in poi la ringhiera comincia a correre e non si ferma: sotto, il mare batte contro la roccia liscia; sopra, la ferrovia passa tra le buganvillee come in un film di Fellini.

È una passeggiata democratica. Ci sono i runner all'alba, i nonni con i nipoti nel pomeriggio, i ragazzi con le birre al tramonto, le coppie d'estate, i fotografi a ogni ora. Una parte più selvaggia, dove la ringhiera cede il posto agli scogli, è tuttora frequentata dai ragazzini che d'estate si tuffano dagli spuntoni di pietra: un rito che va avanti da generazioni.

Perché Nervi ci somiglia

C'è un motivo se tanti genovesi, quando vogliono far conoscere la città a qualcuno per la prima volta, lo portano proprio qui. Nervi non è la Genova scenografica dei Rolli, non è la Genova operosa del porto, non è la Genova caotica dei caruggi. È la Genova gentile: quella che tiene insieme mare e collina, fatica e bellezza, memoria e quotidianità. Quella che ti dice, senza alzare la voce, che un posto non smette mai di valere la pena.

Forse è questo che rende la Passeggiata Anita Garibaldi un luogo dell'anima più che un luogo da cartolina. Ogni volta che ci metti piede ci trovi qualcosa di tuo: un'ora libera, un pensiero da sistemare, un amico da chiamare, un respiro da riprendere. E per un attimo — tra una gabbiano che taglia in picchiata e il profumo di rose che arriva da Villa Grimaldi — capisci perché chi è nato qui non riesce ad andarsene davvero.

Allora, se vi capita una di queste mattine di metà aprile, fate una cosa semplice: prendete il treno fino a Nervi, scendete verso il mare, appoggiatevi alla ringhiera. Ascoltate il rumore dell'acqua contro lo scoglio. Respirate. È gratis. È nostro. Ed è una delle cose più belle che Genova sappia fare.

Innamorati di Genova, ogni giorno.

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