A Genova, dopo un acquazzone che allaga la cantina o un piccolo tamponamento in Sopraelevata, capita di aprire la polizza e scoprire che la compagnia non rimborsa proprio tutto: una parte del danno resta a carico tuo. Quella parte ha due nomi — franchigia e scoperto — e sono forse le parole che generano più malintesi in un contratto assicurativo. Capirle prima del sinistro, e non dopo, è ciò che distingue un assicurato consapevole da uno che si sente “tradito” dalla propria polizza. Vediamole con calma.
Sono due meccanismi diversi, ma servono allo stesso scopo: stabilire quanto del danno paga la compagnia e quanto resta a te. Partiamo dal primo, il più semplice.
La franchigia: la quota fissa che resta a te
La franchigia è un importo fisso, espresso in euro, che in caso di sinistro resta sempre a carico dell’assicurato. Se la tua polizza casa prevede una franchigia di 250 euro e un evento ti provoca un danno di 1.000 euro, la compagnia te ne rimborsa 750: i primi 250 li metti tu. È una soglia che serve a tenere fuori dal rimborso i piccoli importi e a responsabilizzare chi è assicurato.
Franchigia assoluta e franchigia relativa
Non tutte le franchigie funzionano allo stesso modo, e la differenza pesa sul conto finale. La più comune è la franchigia assoluta: viene sottratta sempre, qualunque sia l’entità del danno. Esiste però anche la franchigia relativa (o semplice), che funziona come una soglia di accesso: se il danno resta sotto quella cifra non ti rimborsano nulla, ma se la supera la compagnia paga l’intero importo, franchigia compresa. Un esempio con una franchigia relativa di 300 euro: un danno di 250 euro non viene indennizzato, mentre un danno di 1.000 euro ti viene rimborsato per intero. Sapere quale delle due hai in polizza cambia, e di parecchio, quello che ti ritrovi in tasca.
Franchigia e scoperto non sono un dettaglio in fondo al contratto: sono il vero metro di quanto la tua polizza ti protegge davvero in caso di danno.
Lo scoperto: una percentuale, spesso con un minimo
Lo scoperto non è una cifra fissa ma una percentuale del danno che resta a tuo carico. Se la polizza prevede uno scoperto del 10% e subisci un danno di 5.000 euro, 500 euro li paghi tu e 4.500 la compagnia. La logica è la stessa della franchigia — una parte del rischio resta con l’assicurato — ma il peso cresce insieme al danno: più alto è il sinistro, più alta è la quota che ti rimane.
Quasi sempre lo scoperto è accompagnato da un minimo non indennizzabile: una cifra sotto la quale la compagnia comunque non scende. Una formula tipica recita “scoperto 10% con un minimo di 500 euro”: significa che su un danno di 2.000 euro non pagheresti il 10% (cioè 200 euro) ma il minimo, ossia 500 euro. È proprio nelle pieghe di queste formule che molti si perdono.
Quando franchigia e scoperto convivono
In molte polizze i due meccanismi si combinano. Una garanzia furto, per esempio, può prevedere “uno scoperto del 10% con il minimo di una franchigia fissa”: si calcola la percentuale e, se risulta inferiore alla franchigia, si applica quest’ultima. È il motivo per cui due polizze con lo stesso premio possono lasciarti in tasca importi molto diversi a parità di sinistro. Il prezzo, da solo, non racconta mai tutta la storia.
Perché esistono (e perché non sono una “fregatura”)
Verrebbe da pensare che franchigie e scoperti servano solo a far pagare meno la compagnia. In parte è vero, ma c’è una logica che gioca anche a tuo favore. Primo: lasciano fuori i micro-sinistri, quelli da poche decine di euro, che costerebbero più in pratiche burocratiche che in danno reale. Secondo: responsabilizzano l’assicurato, riducendo l’incentivo a denunciare ogni minimo inconveniente. Terzo, e più concreto: più alta è la franchigia che accetti, più basso è il premio che paghi. Scegliere una franchigia in modo consapevole diventa così una leva per calibrare la polizza sulle tue esigenze: coprirti davvero per i danni gravi, accettando di gestire da solo quelli piccoli.
Gli stessi termini, ramo per ramo
Franchigia e scoperto si trovano un po’ ovunque, ma con sfumature diverse a seconda della polizza:
- Auto (kasko e garanzie accessorie). Furto, incendio e collisione hanno quasi sempre uno scoperto o una franchigia: è la prima voce da controllare quando un preventivo sembra “troppo conveniente”.
- Casa. Le garanzie danni da acqua, eventi atmosferici o furto prevedono spesso una franchigia fissa; sapere quanto è alta ti dice quanto la polizza ti protegge da un danno medio.
- Salute. Molti rimborsi di spese mediche applicano uno scoperto (per esempio il 20%) con un minimo: per questo, su una fattura modesta, può capitare di ricevere poco o nulla.
- Aziende e professionisti. Nelle polizze RC e nei rischi d’impresa lo scoperto è quasi la regola e incide molto sulla cifra effettivamente liquidata.
Genova e Liguria: il caso delle catastrofi naturali
C’è un esempio che, in un territorio fragile come il nostro, vale la pena conoscere bene. Le nuove polizze catastrofali obbligatorie per le imprese — pensate proprio per alluvioni, frane e terremoti, eventi che a Genova e in Liguria non sono un’ipotesi astratta — possono prevedere per legge uno scoperto fino al 15% del danno a carico dell’impresa assicurata. Su un capannone allagato per 100.000 euro significa 15.000 euro a carico dell’azienda. Conoscere in anticipo questa quota è decisivo per chi fa impresa in zone esposte: cambia il modo in cui pianifichi la liquidità e, a volte, perfino le scelte di prevenzione sul fabbricato.
Come leggerle prima di firmare
La buona notizia è che franchigia e scoperto non sono nascosti: per legge devono essere indicati con chiarezza nel DIP e nel DIP aggiuntivo, i documenti informativi che la compagnia ti consegna prima della sottoscrizione. Il problema è che, da soli, quei numeri dicono poco: “scoperto 10% minimo 500 euro” diventa concreto solo quando lo traduci nel tuo caso reale. È esattamente qui che un agente sul territorio fa la differenza — non per venderti la polizza più cara, ma per mostrarti, cifre alla mano, quanto ti resterebbe davvero a carico con l’una o con l’altra soluzione.
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