C’è un caruggio, nel centro storico, dove al numero 29 rosso una vecchia insegna di dischi si è trasformata in un piccolo museo. Dietro il vetro c’è una chitarra, qualche foto, un giradischi. La strada è Via del Campo, e chi ci passa la conosce quasi sempre per una canzone prima ancora che per l’indirizzo. La canzone è di un ragazzo di Pegli che ha insegnato a mezza Italia come suona Genova: Fabrizio De André.

Il caruggio di Via del Campo a Genova visto dall'alto, tra i palazzi del centro storico cantati da Fabrizio De André

Foto: Superchilum — Wikimedia Commons, licenza CC BY-SA 4.0

Era nato a Genova, nel quartiere di Pegli, il 18 febbraio 1940, ed era cresciuto in quella città sospesa tra il mare e le alture che tornava di continuo nei suoi versi. Faber — come lo chiamavano gli amici — è diventato uno dei nostri simboli senza mai posare da monumento: ha raccontato Genova dal basso, dalla parte di chi di solito nelle canzoni non ci finisce.

La città vecchia, raccontata senza sconti

In Via del Campo e in La città vecchia De André portava dentro le canzoni i vicoli veri: le prostitute, gli ubriachi, i «senzadio», gli ultimi. Non li guardava dall’alto e non li ripuliva. Li cantava con una tenerezza che ancora oggi commuove, convinto — per usare una sua immagine diventata proverbiale — che anche «dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fior». In quei caruggi stretti, dove il sole arriva a fatica, aveva trovato la sua idea di umanità.

«Genova per me è come una madre.»

Crêuza de mä: Genova diventa lingua

Nel 1984 fece una cosa che allora sembrava quasi un azzardo: incise un intero album, Crêuza de mä, cantato in genovese. Non un vezzo folkloristico, ma un disco che mescolava il dialetto del porto con le sonorità di tutto il Mediterraneo, e che ancora oggi viene citato tra i lavori più importanti della musica italiana. Con quel titolo — la «creuza», la mulattiera che scende verso il mare — De André prendeva la lingua dei nonni e la portava in giro per il mondo, dimostrando che il genovese sapeva cantare come e meglio di tante lingue «ufficiali».

Via del Campo 29 rosso, e la scuola genovese

De André non era solo. Genova, porto aperto dove arrivavano per prima il jazz e la canzone francese di Brassens e Brel, ha fatto nascere quella che oggi chiamiamo scuola genovese dei cantautori: con lui Gino Paoli, Luigi Tenco, Bruno Lauzi, Umberto Bindi. Un gruppo di ragazzi che si trovavano per passione e che hanno cambiato il modo di scrivere canzoni in Italia. Non a caso il piccolo museo di Via del Campo 29 rosso, nato dall’antico negozio di dischi di Gianni Tassio, oggi è dedicato proprio a loro, ed è una tappa per chi vuole capire da dove viene questa città.

Faber se n’è andato nel 1999, ma a Genova è ancora dappertutto: nelle targhe dei vicoli, nelle voci che lo cantano d’estate sotto i portici, in quel numero 29 rosso davanti a cui ci si ferma sempre un attimo. Noi di Assicurazioni Zara, che passiamo ogni giorno per questi caruggi, lo prendiamo come un piccolo insegnamento genovese: le cose e le persone si guardano da vicino, una per una. In fondo, anche il nostro mestiere è questo.

Innamorati di Genova, ogni giorno.

Assicurazioni Zara — dal 1976 al fianco dei genovesi e di chi sceglie di chiamare casa la nostra città.

Scopri la nostra storia