In Piazza De Ferrari, cuore di Genova, a due passi dalla grande fontana, c’è un colonnato di marmo che ha visto più cose di quante ne racconti. Sono le colonne del portico del Teatro Carlo Felice: quasi le uniche, insieme al pronao e a un’iscrizione latina, ad aver attraversato indenni tutto il Novecento. Il resto del teatro — la sala, il palcoscenico, i palchi — è stato distrutto e poi ricostruito. Perché quella del Carlo Felice, prima ancora che di musica, è una storia genovese di rinascite.

La facciata neoclassica del Teatro Carlo Felice, con il portico e il colonnato di marmo, in Piazza De Ferrari a Genova

Foto: Alessandro.photographer — Wikimedia Commons, licenza CC BY-SA 4.0

Chi oggi attraversa la piazza più monumentale della città dà quasi per scontato quel tempio neoclassico incastonato tra il Palazzo Ducale e i portici. Eppure il teatro che vediamo ha poco più di trent’anni: è nato una seconda volta. Per capirlo bisogna tornare indietro di quasi due secoli.

Il salotto musicale della città

Il primo Carlo Felice aprì i battenti il 7 aprile 1828 con la Bianca e Fernando di Vincenzo Bellini. Il progetto era di Carlo Barabino, l’architetto che in quegli anni stava ridisegnando in stile neoclassico mezza Genova; il nome era un omaggio al re Carlo Felice di Savoia. Per più di un secolo quel palcoscenico fu il salotto musicale della città: vi passarono le grandi opere del tempo e i più celebri interpreti, in una Genova che di musica se ne intendeva — non a caso qui era nato, qualche decennio prima, Niccolò Paganini.

La notte in cui il teatro bruciò

Poi venne la guerra. Nel 1943 uno spezzone incendiario colpì il teatro e lo divorò quasi per intero: della costruzione di Barabino rimasero in piedi soltanto il portico, il colonnato e le colonne che ancora oggi si affacciano sulla piazza. Per decenni quel guscio di marmo restò lì, monumento involontario a ciò che era stato. La città usciva ferita dai bombardamenti, e rimettere in piedi un teatro d’opera sembrava un lusso che poteva aspettare. Andò a finire che aspettò parecchio.

La scommessa di ricominciare

La ricostruzione vera cominciò tardi: la prima pietra fu posata il 7 aprile 1987 — stesso giorno del calendario dell’inaugurazione, cent’anni e più dopo. Il progetto venne affidato a un gruppo di grandi architetti, tra cui Ignazio Gardella e Aldo Rossi. Ne uscì un teatro nuovo che non finge di essere quello antico: dietro il portico neoclassico salvato dalle fiamme si alza oggi la grande torre scenica squadrata, tra le più alte d’Europa, che si vede da mezza piazza. Nel 1991 il Carlo Felice tornò finalmente ad alzare il sipario, dopo quasi mezzo secolo di silenzio.

Da allora è di nuovo la casa dell’opera e della grande musica genovese, con la sua stagione, la sua orchestra e il suo coro. Un teatro che porta addosso, ben visibile, la cicatrice della sua storia: le vecchie colonne che hanno resistito alle bombe e, subito dietro, l’architettura di chi ha avuto il coraggio di ricominciare.

Per chi passa ogni giorno da Piazza De Ferrari — noi di Assicurazioni Zara siamo a due passi, in Via XX Settembre 23/1, nel centro di Genova — il Carlo Felice resta soprattutto un promemoria a cielo aperto: qui le cose belle non si abbandonano, si rimettono in piedi. In fondo, non è un mestiere così diverso dal nostro.

Innamorati di Genova, ogni giorno.

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