Trecentoquindici metri. È lunga così la nuova banchina di allestimento completata a metà luglio nel cantiere navale di Sestri Ponente, a Genova: il primo tassello concluso del «ribaltamento a mare», il grande progetto che sta allargando verso il mare uno dei cantieri più gloriosi d’Europa. Accanto alla banchina, quindicimila metri quadrati di nuovi piazzali operativi. E all’orizzonte c’è già il pezzo più atteso: un nuovo bacino di costruzione da 400 metri, destinato a diventare uno dei più grandi e moderni del Mediterraneo.

Le gru rosse e bianche del cantiere navale di Sestri Ponente viste dal mare, con le alture di Genova alle spalle

Foto: Alessio Sbarbaro — Wikimedia Commons, licenza CC BY-SA 3.0

Per capire che cosa significhi tutto questo per Genova, però, l’ingegneria non basta. Bisogna guardare le gru: rosse e bianche, piantate tra le case e la collina, così vicine ai palazzi che da certi balconi di Sestri sembra di poterle toccare. Qui il cantiere non è una zona industriale qualsiasi: è un pezzo di quartiere. Si sente la sirena del cambio turno, si vede crescere una nave dal fruttivendolo sotto casa. E questa convivenza dura, senza interruzioni, da più di un secolo.

Il giorno in cui Sestri varò un mito

Il momento più celebre di questa storia ha una data precisa: 1° agosto 1931, novantacinque anni fa. Quel giorno, davanti al re Vittorio Emanuele III e alla regina Elena, madrina del varo, dagli scali dell’allora cantiere Ansaldo di Sestri Ponente scese in mare il Rex: 268 metri, il più grande transatlantico mai costruito in Italia. Due anni dopo, nell’agosto del 1933, il Rex attraversò l’Atlantico a 28,92 nodi di media e conquistò il Nastro Azzurro, il primato di velocità sulla rotta per New York: nessun’altra nave italiana c’è mai riuscita, né prima né dopo.

Il Rex diventò leggenda anche al cinema — il transatlantico sognato dai personaggi di Fellini in Amarcord è lui — ma per i sestresi rimase soprattutto una cosa: la prova che qui, tra queste gru, si poteva costruire la nave più veloce del mondo.

Navi che nascono tra le case

Da allora il cantiere ha cambiato nome ma non mestiere. Dall’Ansaldo a Fincantieri, dagli scafi in rivetti alle sezioni prefabbricate, generazioni di carpentieri, saldatori, tubisti e ingegneri si sono passati il testimone sugli stessi moli. Oggi da Sestri Ponente escono navi da crociera di ultima generazione, città galleggianti alte come palazzi che poi giriamo a salutare, da genovesi orgogliosi, quando escono dal porto per la prima volta.

Il limite, semmai, era lo spazio: stretto tra l’abitato e l’aeroporto, il cantiere non poteva più crescere sulla terraferma. Da qui l’idea, semplice e antichissima per una città come la nostra: se la terra non basta, si cresce sul mare.

La scommessa del 2027

È esattamente ciò che sta accadendo. Il «ribaltamento a mare» — un investimento che ormai sfiora gli 800 milioni di euro — ruota il cantiere verso il largo: nuove aree operative guadagnate sull’acqua, la banchina di allestimento appena completata e, entro il 2027, il nuovo bacino da 400 metri in cui prenderanno forma le navi del futuro. Per Sestri significa anche una fabbrica più moderna e più gentile con il quartiere, con più trasporti via mare e meno camion tra le strade.

Novantacinque anni dopo il Rex, insomma, Sestri Ponente sta preparando gli scali per un’altra generazione di primati. Noi di Assicurazioni Zara, che di mestiere custodiamo le cose a cui i genovesi tengono di più, davanti a una città che ancora costruisce navi guardando avanti possiamo fare una cosa sola: toglierci il cappello.

Innamorati di Genova, ogni giorno.

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