Via Palestro, 7 settembre 1893. Negli uffici del Consolato britannico di Genova una trentina di residenti inglesi — commercianti, medici, agenti marittimi — firma l’atto di fondazione di un circolo sportivo. Lo chiamano Genoa Cricket and Athletic Club. Nessuno dei presenti può saperlo, ma quel foglio è un certificato di nascita: quello del club calcistico più antico d’Italia ancora in attività.
All’inizio, a dire il vero, di pallone non se ne parla proprio: si gioca a cricket e si fa atletica, e il circolo è riservato ai sudditi di Sua Maestà. I genovesi restano fuori dalla porta. Ma è una porta destinata ad aprirsi presto, e a spalancarla sarà un medico.
Il dottore che portò il pallone
James Richardson Spensley sbarca a Genova nel 1896, mandato ad assistere i marinai delle navi carboniere inglesi che fanno scalo nel porto. Ha trentacinque anni, parla più lingue, studia il sanscrito, fa beneficenza nei vicoli. E ha una passione: il football. Nel 1897 convince il club ad aprire una sezione calcio e — vera rivoluzione — ad ammettere anche i soci italiani. Gioca in porta lui stesso, e per i ragazzi del club è maestro, capitano e arbitro insieme. Morirà nel 1915, ufficiale medico nella Grande Guerra: si racconta che sia stato ferito mentre soccorreva un soldato della parte avversa.
Un campionato in un giorno solo
L’8 maggio 1898, a Torino, si gioca il primo campionato italiano di calcio della storia: quattro squadre, tre partite, tutto dalla mattina alla sera di un’unica domenica. A fine giornata la coppa la alza il Genoa, con Spensley tra i pali. È il primo scudetto in assoluto del calcio italiano, e porta il nome di Genova.
Non sarà un caso isolato: il Grifone vince sei dei primi sette campionati e arriva a quota nove scudetti con la squadra leggendaria degli anni Venti, l’ultimo nella stagione 1923-24, ai quali si aggiunge una Coppa Italia nel 1937. Per decenni, quando in Italia si diceva calcio, si diceva Genova.
Marassi, la casa più antica
Anche lo stadio è un primato. Il Luigi Ferraris, inaugurato il 22 gennaio 1911 sulle rive del Bisagno, è il più antico stadio italiano ancora in uso. Il nome ricorda un capitano rossoblù caduto nella Grande Guerra, ma per tutti i genovesi è semplicemente Marassi, dal quartiere che se lo tiene stretto: le tribune a ridosso del campo, all’inglese, le case che guardano dentro, il tifo che rimbalza tra i muri come in pochi altri stadi al mondo.
Dal 1946 quel campo si divide con la Sampdoria, nata dall’unione di Sampierdarenese e Andrea Doria, e il derby della Lanterna è diventato una delle partite più belle e sentite d’Italia: metà città rossoblù, metà blucerchiata, due tra le maglie più eleganti del calcio mondiale e un’unica certezza condivisa — a Genova la squadra non si sceglie, si eredita.
Un primato che non invecchia
Il simbolo del club è il grifone, lo stesso animale che da secoli regge lo stemma della città: metà aquila e metà leone, come una città metà mare e metà montagna. Ogni 7 settembre, da centotrentatré anni, questa storia compie gli anni. Noi di Assicurazioni Zara, che di mestiere custodiamo le cose a cui i genovesi tengono di più, davanti a un primato conservato con tanta cura possiamo fare una cosa sola: toglierci il cappello.
Innamorati di Genova, ogni giorno.
Assicurazioni Zara — dal 1976 al fianco dei genovesi e di chi sceglie di chiamare casa la nostra città.
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