C’è una stanza, a Palazzo Tursi, dove la temperatura e l’umidità non cambiano mai. Dentro una teca riposa un violino color miele: resta in silenzio per settimane, poi una volta al mese il suo custode lo prende, lo accorda e lo fa suonare, perché uno strumento che tace troppo a lungo si ammala. Quel violino ha un nome che sembra un paradosso — il Cannone — e da quasi due secoli è il tesoro più geloso della città: l’eredità che Niccolò Paganini lasciò a Genova.
Paganini nasce a Genova il 27 ottobre 1782, terzo di sei figli di un piccolo commerciante del porto. Cresce nei vicoli, studia da bambino prodigio e diventa il musicista più celebre del suo tempo: un virtuoso capace di cose ritenute impossibili, tanto che qualcuno giurava avesse venduto l’anima al diavolo. Lo chiamavano proprio così, «il violinista del diavolo». Ma sotto il mito c’era un genovese, legato alla sua città da un filo che non si spezzò mai, nemmeno dopo una vita intera passata a girare l’Europa.
Perché si chiama «il Cannone»
Lo strumento è un capolavoro assoluto: lo costruì a Cremona, nel 1743, il liutaio Bartolomeo Giuseppe Guarneri, detto «del Gesù» per il monogramma sacro con cui firmava i suoi lavori. Paganini lo ricevette intorno al 1802, a Livorno, e se ne innamorò al primo tocco. Fu lui a battezzarlo «il Cannone», per la potenza e la profondità del suono: dalle sue quattro corde usciva un volume capace di riempire i teatri come una cannonata. Da allora l’uomo e il violino diventarono una cosa sola.
Un lascito alla città
Alla sua morte, nel 1840, Paganini dispone per testamento che il Cannone non venga mai venduto né disperso, ma donato alla sua Genova «perché sia perpetuamente conservato». La città ha mantenuto la promessa: dal 1851 il violino è custodito a Palazzo Tursi, uno dei palazzi dei Rolli affacciati su Via Garibaldi, oggi sede dei Musei di Strada Nuova. Nella Sala Paganini riposa accanto a una copia fedele realizzata nel 1833 dal liutaio francese Jean-Baptiste Vuillaume e ad altri cimeli del Maestro. Non è un pezzo da museo qualunque: viene mantenuto in condizioni di suono, monitorato e protetto come si protegge una persona di famiglia.
Ci sono città che ai loro grandi dedicano una statua. Genova, al suo Paganini, ha promesso qualcosa di più difficile: tenere vivo il suono del suo violino, per sempre.
Ogni due anni torna a cantare
Il Cannone non è un cimelio muto. Ogni due anni, quando Genova ospita il prestigioso Premio Paganini — il concorso internazionale di violino che dal 2002 richiama i migliori giovani talenti del mondo — il vincitore riceve il privilegio più ambito: suonare in pubblico proprio quello strumento, le stesse corde sfiorate dal Maestro. È un passaggio di testimone che ogni volta commuove e riempie i teatri. E la cura non si ferma mai: di recente il Cannone è stato addirittura portato a Grenoble per essere studiato con i raggi X di un sincrotrone, per svelarne i segreti e conservarlo ancora meglio.
Cammini per Via Garibaldi, tra le facciate dei Rolli, e è facile passare davanti a Palazzo Tursi senza sapere che là dentro, in una teca silenziosa, riposa uno degli oggetti più preziosi e più genovesi che esistano. Noi di Assicurazioni Zara ci pensiamo ogni volta che passiamo di lì: perché custodire ciò che conta — con pazienza, nel tempo, senza clamore — è forse la cosa più genovese di tutte.
Innamorati di Genova, ogni giorno.
Assicurazioni Zara — dal 1976 al fianco dei genovesi e di chi sceglie di chiamare casa la nostra città.
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