Chi vive a Genova lo sa: quando l’acqua decide di fare sul serio, non chiede permesso. Eppure c’è un numero, uscito il 2 luglio dall’assemblea annuale dell’ANIA (l’associazione delle imprese assicuratrici), che racconta un’Italia distratta: solo il 7% delle abitazioni è assicurato contro le catastrofi naturali. Sette case su cento. In uno dei Paesi più esposti d’Europa a terremoti, alluvioni e frane. Vale la pena fermarsi un attimo su questo dato, perché dietro c’è un pezzo di assicurazione che molti non conoscono — e che presto potrebbe riguardare tutti.
All’assemblea di Roma il presidente dell’ANIA Giovanni Liverani ha presentato un settore in salute: nel 2025 la raccolta premi complessiva ha raggiunto i 182 miliardi di euro (+7,8%), con 42 miliardi erogati agli assicurati. Ma accanto a questi numeri ce n’è uno stonato: contro le catastrofi naturali è coperto solo il 7% delle abitazioni e il 15% delle imprese. Tanto che Liverani ha proposto di estendere l’obbligo di copertura anche alle residenze private, a partire da quelle che hanno beneficiato dei grandi incentivi fiscali per l’edilizia. E il ministro dell’Economia Giorgetti ha aperto a un sostegno pubblico attraverso il sistema di riassicurazione di SACE. Tradotto: la protezione catastrofale delle case è ufficialmente entrata nell’agenda del Paese.
Cosa si intende per “catastrofi” in una polizza casa
Partiamo dalla base, perché qui nasce l’equivoco più comune. La classica polizza casa “incendio e scoppio” — quella che spesso si firma insieme al mutuo — non copre né il terremoto né l’alluvione. La protezione contro le catastrofi è una garanzia specifica, da aggiungere al contratto, che in genere comprende tre famiglie di eventi: il terremoto, l’alluvione e inondazione (l’acqua che esce da fiumi e torrenti e invade strade e case) e la frana o smottamento del terreno.
Attenzione a non confonderla con la garanzia eventi atmosferici, che è un’altra cosa ancora: grandine, vento, trombe d’aria, il pino del vicino che atterra sul tetto. Sono due coperture diverse, con prezzi e regole diverse. Quando in agenzia ci portano una polizza da controllare, la prima domanda è sempre questa: quali eventi sono scritti nero su bianco? Se nella lista non compaiono le parole “terremoto” e “alluvione”, quella casa fa parte del 93% scoperto.
La polizza casa “base” copre l’incendio, non il terremoto né l’alluvione. La protezione catastrofale va aggiunta espressamente — e oggi in Italia ce l’hanno solo 7 case su 100.
Come funziona l’indennizzo: valore di ricostruzione, franchigie e massimali
Il secondo concetto da capire è quanto paga la polizza, e su quale base. Le coperture catastrofali lavorano sul valore di ricostruzione: non il prezzo di mercato dell’immobile (che dipende da zona, piano, vista mare), ma quanto costerebbe materialmente ricostruire o riparare l’edificio. È una distinzione fondamentale: un appartamento in centro a Genova può valere 350.000 euro sul mercato, ma il suo valore di ricostruzione — muri, impianti, finiture — può essere molto diverso. Sbagliare questa cifra significa essere sottoassicurati: al momento del sinistro l’indennizzo viene ridotto in proporzione.
Poi ci sono franchigie e scoperti, quasi sempre presenti in queste garanzie: una parte del danno resta a carico dell’assicurato, di solito espressa in percentuale. Un esempio concreto: alluvione, danni per 60.000 euro a un piano terra in Val Bisagno, scoperto del 10% — l’indennizzo sarà di 54.000 euro. Non è una cattiveria della compagnia: serve a tenere il premio accessibile su rischi che, quando colpiscono, colpiscono migliaia di case insieme. Infine i massimali e i limiti per evento: alcune polizze indennizzano il terremoto o l’alluvione fino a una percentuale della somma assicurata, non fino al 100%. Sono i tre numeri da leggere prima della firma; di franchigie e scoperti abbiamo parlato in dettaglio in questa guida.
“Tanto poi paga lo Stato”: perché è una scommessa persa
È l’obiezione che sentiamo più spesso, ed è comprensibile: dopo ogni disastro arrivano stanziamenti pubblici e stati di emergenza. Ma chi ci è passato sa come funziona davvero: gli aiuti sono discrezionali (decisi di volta in volta), quasi mai coprono l’intero danno e arrivano con tempi lunghi. Una polizza, al contrario, è un diritto contrattuale: l’indennizzo non dipende da un decreto ma da un contratto firmato, con tempi e importi definiti.
La direzione, del resto, è tracciata: per le imprese l’assicurazione contro le catastrofi è già diventata obbligatoria (ne abbiamo scritto qui), e ora il dibattito si è spostato sulle abitazioni private. Che l’obbligo arrivi domani o dopodomani, il punto non cambia: il rischio c’è già oggi, e chi si assicura per tempo sceglie condizioni e coperture con calma, invece di subirle.
Liguria, terra bellissima e fragile
Per noi genovesi questo non è un discorso astratto. Le alluvioni del 2011 e del 2014, con il Bisagno e il Fereggiano usciti dagli argini, sono ferite che la città ricorda bene. La Liguria è una terra meravigliosa costruita in verticale, tra versanti ripidi e torrenti tombinati: secondo i dati ISPRA la quasi totalità dei comuni liguri presenta aree a rischio frane o alluvioni. Eppure anche qui la stragrande maggioranza delle case è senza copertura catastrofale. Il paradosso dell’assemblea ANIA, visto da Genova, è ancora più evidente.
Cosa controllare prima di firmare (o di rinnovare)
Se stai valutando una polizza casa con garanzia catastrofali — o vuoi capire cosa prevede quella che hai già — questi sono i punti da verificare:
- Gli eventi elencati: terremoto, alluvione/inondazione e frana devono comparire espressamente tra le garanzie operanti.
- Franchigie e scoperti: quanto resta a tuo carico, in euro o in percentuale, per ciascun evento.
- Massimali e limiti di indennizzo: fino a quale importo (o percentuale della somma assicurata) la compagnia paga per ogni singolo evento.
- Il valore di ricostruzione: deve essere realistico e aggiornato, altrimenti scatta la sottoassicurazione. Sul nostro sito trovi un calcolatore dedicato.
- Le esclusioni: occhio a seminterrati, box, contenuto in cantina e agli eventuali periodi di carenza (i giorni iniziali in cui la garanzia non è ancora attiva).
Sono cinque voci che si controllano in un quarto d’ora, e che fanno la differenza tra una copertura vera e una delusione il giorno del sinistro. La casa, per la maggior parte delle famiglie, è il bene più importante che c’è: lasciarla nel 93% degli immobili scoperti è una scelta — ma dovrebbe essere una scelta consapevole, non una dimenticanza.
La tua casa fa parte del 7%… o del 93%?
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