Basta affacciarsi su Corso Italia o passeggiare per il centro di Genova per capire quanto i monopattini elettrici siano ormai parte del traffico cittadino: studenti che raggiungono l’università, pendolari che coprono l’ultimo tratto verso l’ufficio, ragazzi che sfrecciano tra Foce e De Ferrari. Proprio per questo la notizia delle ultime settimane riguarda da vicino moltissime famiglie liguri: dal 16 luglio 2026 il monopattino elettrico dovrà essere assicurato con una polizza di responsabilità civile (RC), esattamente come accade da sempre per auto e moto.
L’obbligo era inizialmente previsto per il 16 maggio, ma il Ministero delle Imprese e del Made in Italy e il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti lo hanno rinviato di due mesi, al 16 luglio, per dare tempo ai sistemi informatici di “parlarsi”: la piattaforma monopattini della Motorizzazione, la banca dati delle coperture assicurative e le compagnie devono scambiarsi i dati in modo affidabile. Resta invece confermata un’altra scadenza, quella del 16 maggio 2026 per il contrassegno identificativo, il cosiddetto “targhino”. Vediamo con calma cosa significano queste due date e, soprattutto, perché la parola “responsabilità civile” conta molto più di quanto sembri.
Che cos’è davvero la responsabilità civile (e cosa non è)
Qui sta il cuore della questione, perché è il punto che più spesso viene frainteso in agenzia. La responsabilità civile verso terzi non serve a proteggere te o il tuo mezzo: serve a coprire i danni che tu causi ad altre persone o alle loro cose. È un principio semplice ma importante: se mentre guidi il monopattino urti un pedone che attraversa, gli rompi un ginocchio o gli danneggi l’auto in sosta, c’è qualcuno che dovrà risarcire quel danno. Senza assicurazione, quel qualcuno sei tu, con il tuo patrimonio personale.
Facciamo un esempio concreto e quotidiano. Un ragazzo scende da Castelletto verso il centro, in discesa prende velocità, e per evitare un’auto finisce contro una signora che fa la spesa: frattura del polso, settimane di terapia, magari una causa. Le cifre, in questi casi, non sono piccole: un danno fisico serio può valere decine di migliaia di euro tra spese mediche, danno biologico e mancato reddito. La RC esiste esattamente per questo: trasferisce alla compagnia l’onere economico di risarcire la vittima. È una tutela per chi subisce il danno, ma anche — e forse soprattutto — una protezione del patrimonio di chi lo provoca.
In sintesi: la RC non ripara il tuo monopattino e non cura le tue ferite. Mette al riparo te (e la tua famiglia) dalla richiesta di risarcimento di chi hai danneggiato. Per questo lo Stato la rende obbligatoria: senza, una vittima rischierebbe di non essere mai risarcita.
Le due scadenze da segnare: targhino e polizza
La nuova normativa cammina su due gambe, con due date diverse da non confondere.
Il contrassegno identificativo — dal 16 maggio 2026
È una sorta di mini-targa adesiva, prodotta dalla Zecca dello Stato, che va applicata sul monopattino. Serve a identificare il mezzo in caso di incidente o di violazione e, soprattutto, è l’elemento a cui verrà agganciata la polizza assicurativa: l’assicurazione segue il veicolo attraverso quel codice. Il costo complessivo per ottenerlo si aggira intorno ai 33 euro, tra diritti e bolli. Senza contrassegno, di fatto, non sarà nemmeno possibile attivare correttamente la copertura.
L’obbligo di assicurazione RC — dal 16 luglio 2026
Da questa data circolare senza RC diventa una violazione vera e propria. Le sanzioni amministrative vanno da 100 a 400 euro e, come già avviene per i veicoli non assicurati, possono accompagnarsi al sequestro del mezzo. Tradotto: dal 16 luglio, salire su un monopattino non assicurato non è più una leggerezza, ma un rischio concreto sul piano economico e legale.
Perché a Genova questo tema pesa più che altrove
Genova è una città che vive di micromobilità: i carruggi stretti, la difficoltà di parcheggio, le distanze brevi tra quartiere e quartiere rendono il monopattino una scelta naturale per moltissime persone. A questo si aggiungono i servizi di sharing diffusi nelle aree centrali e una popolazione studentesca importante, tra Università e scuole superiori. Più monopattini in circolazione significano, statisticamente, più possibilità di contatti, cadute e piccoli sinistri urbani. Ecco perché una norma nazionale, qui, tocca un numero di famiglie particolarmente alto.
C’è poi un punto che ripeto spesso a chi viene in agenzia con figli adolescenti: il monopattino lo guidano spesso i più giovani, ed è proprio lì che la copertura diventa una rete di sicurezza per tutto il nucleo familiare. Un sinistro causato da un sedicenne ricade economicamente sui genitori; una polizza ben fatta evita che una distrazione si trasformi in un problema serio per il bilancio di casa.
Cosa controllare prima di assicurare il monopattino
Non tutte le coperture sono uguali, e qui sta il valore di una consulenza fatta bene. Quando valutiamo insieme la polizza giusta, guardiamo in particolare a tre aspetti.
- Il massimale della RC: è la cifra massima che la compagnia paga per risarcire i danni a terzi. Più è alto, più sei protetto negli scenari peggiori, quelli con danni fisici importanti.
- Le garanzie accessorie: la sola RC copre gli altri, non te. Spesso ha senso aggiungere una tutela infortuni del conducente, che interviene se sei tu a farti male, e l’assistenza in caso di guasto o incidente.
- L’estensione alla famiglia: in molte polizze la copertura può seguire la persona e non solo un singolo mezzo, utile se in casa ci sono più monopattini o se il mezzo è usato a turno da più familiari.
Un’ultima cosa, da agente che ogni giorno aiuta i genovesi a scegliere come muoversi: l’obbligo del 16 luglio non va vissuto come l’ennesima tassa, ma come l’occasione per mettere ordine. Una RC monopattino costa molto meno di una polizza auto e, nel momento in cui serve davvero, fa una differenza enorme. La domanda giusta non è “quanto mi costa evitarla?”, ma “quanto mi costerebbe non averla, il giorno dell’incidente?”.
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